Alfedena

Pochi giorni dopo la firma dell’Armistizio dell’8 settembre treni carichi di uomini iniziarono ad arrivare nella piccola stazione di Alfedena-Scontrone, preannunciando l’arrivo degli occupanti che dalla metà dello stesso mese iniziarono a stabilirsi ad Alfedena.

© Archivio Comunale Alfedena

I tedeschi iniziarono a forti care il territorio e ad attuare rastrellamenti di uomini da utilizzare per i lavori più faticosi: scavare trincee e camminamenti in prossimità della stazione ferroviaria e lungo il crinale che divide Alfedena da Barrea e che aveva il suo punto di massima levatura nel passo dell’Aia della Forca. Nella dorsale che affaccia su Alfedena vi erano gli avamposti: una serie di punti di osservazione con cannoni di piccola e media gittata. Lungo la dorsale opposta si domina la vallata di Barrea, qui erano posizionate le contraeree e i cannoni a lunga gittata che sparavano direttamente sulle postazioni alleate in prossimità di Rionero Sannitico e Montenero Valcocchiara ma anche a sud-ovest in direzione di Cassino. I genieri tedeschi erano invece impegnati nella posa di campi minati.

Sul tetto dell’edifcio scolastico di Alfedena, sede del comando tedesco, fu disegnata un’enorme croce rossa per simulare la presenza di un ospedale così come una croce rossa era posta sopra molti dei camion.

Il 5 ottobre gli aerei alleati per la prima volta fecero fuoco su Alfedena, mitragliando le riserve di carburante che si trovavano nei pressi della stazione. Non ci furono vittime ma per la popolazione fu un chiaro avvertimento, infatti il paese fu colpito per primo dall’im- previsto e inaspettato bombardamento del territorio altosangrino operato la notte dell’8 ottobre, esattamente un mese dopo l’Armistizio, dagli aerei alleati.

Il paese fu illuminato a giorno dal lancio di bengala, la popolazione alfedenese si rifugiò parte nei boschi adiacenti l’abitato e parte a Scontrone, paese ritenuto più sicuro perché fuori dalle grandi vie di comunicazione. Le bombe colpirono alcuni quartieri e le vittime furono numerose.

Il Castello con annesso il borgo medievale e la chiesa madre vennero ridotti in macerie, molte strutture storiche andarono perse irrimediabilmente. Il paese cambiò per sempre il suo volto.

Anche il museo archeologico, che raccoglieva i meravigliosi reperti della necropoli san- nita, venne danneggiato e parte dei reperti furono trasportati in Germania da un uf ciale nazista e qui rimasero no a qualche decennio fa, quando L’Università di Tubinga li resti- tuì al comune di Alfedena.

Le montagne e i boschi diventarono un crocevia di persone: civili in cerca di cibo e legna, pattuglie tedesche e soldati fuggiti dal campo di prigionia di Sulmona con l’intento di raggiungere gli Alleati oltre la linea.

Il 26 ottobre il comando tedesco convocò presso la piazza di Alfedena i Podestà dei comuni di Scontrone, Alfedena e Barrea, insieme ai sacerdoti e ad alcuni interpreti per avviare le procedure di sfollamento ed emise il bando con cui i tedeschi imponevano l’abbandono del paese da parte di tutti gli abitanti.

© Archivio Comunale Alfedena

Uomini, donne, anziani e bambini vennero caricati su camion e condotti ad Avezzano dove rimasero no al giugno del 1944. I tedeschi minarono i ponti, la ferrovia, le strade, le case e tutto ciò che potesse rallentare l’avanzata delle truppe alleate, compresa la sede della banca cooperativa popolare di Alfedena (attuale sede municipale).

Due postazioni di artiglieria controaerea scavate nella roccia sono ancora visibili sulla dorsale montuosa che divide Alfedena e Barrea, facilmente rintracciabili a pochi metri dalla SS83 Marsicana a metà fra i due capoluoghi, così come alcune grotte naturali utiliz- zate come rifugi dalla popolazione civile si trovano ancora in località il Piano.

Alfedena ha raccolto il suo materiale archivistico, storico e diaristico in una mostra permanente intitolata “Storie per tramandare la Storia”, con la volontà di ricondurre tutti gli studi effettuati e le raccolte di archivio in un centro di studi storici.

  • Monumento ai Caduti

Il Monumento ai Caduti di Alfedena, opera dell’artista locale Di Palma,installato nel 1924, nasce come il tributo della popolazione di Alfedena alla prima Guerra Mondiale. Successivamente, nel luglio del 1989 furono aggiunte due lapidi per conservare il ricor- do sia dei civili che persero la vita sia di quelli dispersi tra il 1940 ed il 1945.

Comune di Alfedena, Via Luigi de Amicis, 5

Tel. 0864.87114

www.comune.alfedena.aq.it

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