Casoli

La cittadina di Casoli è adagiata su una collina che degrada verso la valle del fiume Aventino. Sulla sua sommità sorge un castello medievale con l’adiacente torre merlata che offre una vasta visuale del territorio, osservatorio strategico per gli eserciti che si confrontarono nell’autunno del 1943.

Le prime presenze di militari tedeschi si ebbero alla metà di settembre e successivamente le truppe germaniche, sempre più consistenti, occuparono tutto il paese acquartierandosi nelle case civili requisite.

Il 27 ottobre ci fu il rastrellamento degli uomini da adibire a lavori di fortificazione nelle zone montane e molti di loro, alcuni poco più che ragazzini, fecero ritorno solo dopo alcuni mesi e qualcuno pagò con la vita un gesto di ribellione. L’occupazione dopo tale data divenne spietata: gli uomini validi furono costretti a nascondersi, i caffè, i negozi, gli esercizi pubblici rimasero chiusi, i rapporti divennero quanto mai ostili.

Il rancore e l’odio raggiunsero il culmine dopo il 14 novembre quando, per un malaugurato incidente provocato dalla disattenzione di un militare tedesco che, inavvertitamente, aveva gettato a terra una sigaretta ancora accesa, saltò in aria il palazzo Di Florio, nel cui piano terra era depositata una consistente quantità di ordigni bellici (mine e munizioni). Lo scoppio provocò la distruzione totale dell’edicio e di quelli con nanti, la morte di alcuni militari tedeschi e di alcuni civili. Tra le macerie, miracolosamente, venne ritrovato vivo un bambino successivamente adottato, essendo entrambi i genitori deceduti nell’incidente.

Le conseguenze sarebbero state molto più tragiche se non fossero intervenuti prontamente alcuni giovani per permettere agli occupanti l’abbandono dell’edificio in fiamme prima che avvenisse lo scoppio. Purtroppo, alcuni dei volontari accorsi rimasero feriti ed in particolare i fratelli Belfatto Pietro ed Angelo, al quale ultimo venne conferita la Medaglia d’Argento al Valore Civile per l’atto compiuto.

Il 24 novembre il comando tedesco si insediò nel castello e stabilì un punto di osservazione sulla torre. Dal giorno successivo Casoli fu sottoposta a cannoneggiamenti e mitragliamenti aerei da parte degli Alleati che provocarono danni alle abitazioni ed alla chiesa di Santa Reparata, patrona del paese. Il 27 novembre i tedeschi abbandonarono Casoli ed una pattuglia di neozelandesi, in ricognizione, entrò in paese da una strada di campagna, attraversò tutto il centro abitato accolta dalle acclamazioni della popolazione, ma non rimase più di una notte, temendo un improvviso ritorno delle truppe tedesche.

Per alcuni giorni, dal 28 al 30 novembre, Casoli fu terra di nessuno e gli abitanti vissero questo periodo di interregno in trepidante attesa. Il 1 dicembre, in ne, una delegazione composta da alcuni notabili del paese sollecitò il comando inglese che già si era insediato in altri paesi vicini (come Sant’Eusanio del Sangro) e letteralmente li scortò no al centro abitato della loro cittadina.

Il comando inglese si sistemò prontamente nel castello e in quelle stesse sale, il 5 dicembre 1943, si recò l’avvocato Ettore Troilo, sfollato dalla vicina Torricella Peligna, per chiedere agli ufficiali del comando di accettare dei volontari locali per contrastare insieme l’esercito tedesco. In molti volevano combattere per liberare i propri paesi, per vendicare le vessazioni subite e i morti della propria famiglia.

Inizialmente il comando inglese fu riluttante e l’avvocato Troilo dovette insistere affinché fosse dato l’assenso all’impiego del gruppo dei giovani volontari che intanto stava crescendo e che raggruppava persone dei diversi paesi del comprensorio (Gessopalena, Torricella Peligna, Civitella, Lama dei Peligni, Pizzoferrato ecc.), di varia estrazione sociale, età e fede politica. Solo quando gli ufficiali si avvicendarono ed a Casoli giunse il Maggiore Lionel Wigram, il progetto di Troilo fu accettato ed i diversi gruppi di patrioti, già operanti, si costituirono nel Corpo Volontari della Majella, successivamente strutturato militarmente in Brigata Majella ed aggregato all’VIII Armata alleata operante sulla direttrice adriatica, sino allo scioglimento avvenuto il 5 maggio 1945 a Brisighella. A memoria di quell’evento, il 5 dicembre a Casoli è stato istituito il giorno del ricordo.

Dal dicembre 1943 nel paese cominciarono ad affluire sempre più soldati inglesi, scozzesi, neozelandesi, indiani e italiani del ricostituito Esercito Regio, nonché numerosi sfollati civili provenienti dai vicini paesi della valle dell’Aventino completamente distrutti dai tedeschi. La vita nel paese diventò oltremodo caotica e convulsa tra carri armati, cannoni, automezzi di tutti i tipi ed un insieme di etnie diverse che non disponeva di una lingua comune eppure riusciva ugualmente ad avere un buon rapporto relazionale. Trascorsero così circa otto mesi in cui Casoli sperimentò la vita precaria e pericolosa di un ultimo paese occupato dalle forze alleate attestate sulla Linea Gustav.

Con l’arrivo degli Alleati però la guerra non si allontanò poiché, no al giugno del 1944, l’abitato venne sottoposto a frequenti cannoneggiamenti da parte dei tedeschi asserragliati a Guardiagrele. Solo quando anche questa cittadina venne occupata dagli inglesi, il periodo bellico di Casoli ebbe termine.

Casoli fu anche sede di un campo di internamento maschile in cui furono ospitati principalmente ebrei tedeschi e austriaci. Gli internati erano ospitati in due edifici per una capienza massima di ottanta posti occupati completamente solo negli ultimi mesi della sua attività.

Le condizioni di vita inizialmente tollerabili, pur nella costrizione sica e morale derivante dalla privazione della libertà, si inasprirono successivamente per la carenza di cibo e di vestiario. I rapporti fra gli internati e la popolazione locale furono distesi ed accettati come naturale conseguenza della tragedia della guerra anche se resta la colpa dell’indifferenza verso la discrimina- zione razziale, dovuta più che a motivi ideologici all’ignoranza dei problemi politici del momento. Vi furono anche alcuni casi di interrelazioni pro- trattesi nel tempo.

Il campo fu aperto nel settembre 1943 e chiuso definitivamente alla fine del 1944.

  • Castello Ducale: Il castello, risalente al XII secolo, fu protagonista delle vicende legate alla II Guerra Mondiale. Una sala del castello è dedicata al Maggiore Lionel Wigram, principale responsabile del sodalizio tra le truppe italiane e britanniche.

‘Luogo della Memoria’

Nel 1940 un’aula dell’ex municipio e Palazzo Tilli furono adibiti a Campo di Concentramento. Presso la sede numero uno, quella dell’ex municipio, nascerà il “Centro abruzzese di documentazione sull’internamento civile fascista”. Il progetto di ricerca della Storia del Campo di Concentramento di Casoli è a cura di Giuseppe Lorentini (www.campocasoli.org)

  • Monumento ai Caduti

Lungo corso Umberto I, accanto alla chiesa di Santa Reparata, con la particolare forma di tempio, s’innalza il monumento ai caduti delle due Guerre Mondiali.

Comune di Casoli, Via Frentana, 30

Tel. 0872.99281

www.comune.casoli.ch.it

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