Gessopalena è uno dei paesi delle colline fra Sangro e Aventino che funse da “cuscinetto” fra la zona costiera, dove si ebbero sanguinosi scontri fra i due opposti schieramenti, e gli altipiani dell’aquilano, le roccaforti delle truppe tedesche sulla Linea Gustav. Il suo borgo storico è tutto scavato nel gesso, materiale affiorante naturalmente lungo la valle dell’Aventino e in particolare proprio a Gessopalena, tanto che il paese viene anche indicato come “Preta Lucente”.

Anche a Gessopalena a metà ottobre arrivarono i tedeschi, si installarono nelle case private, generalmente le migliori o quelle poste in posizioni più strategiche, e iniziarono a requisire e saccheggiare soprattutto cibo e bestiame. Molti si spostarono nei casolari delle contrade più lontane, portando anche gli animali nel tentativo di sottrarli alle depredazioni tedesche. Successivamente iniziarono i rastrellamenti degli uomini atti al lavoro e anche chi era rimasto in paese si diede alla macchia rifugiandosi nei boschi e nelle frazioni più isolate, sostenuti dalla solidarietà delle persone che abitavano quei luoghi e che li proteggevano e nutrivano pur non conoscendoli.

Nel centro abitato rimasero quindi le donne, i bambini e gli anziani. A fine novembre la guarnigione tedesca si allontanò dal paese, facendo saltare la strada di collegamento con Torricella Peligna. Il 4 dicembre però alcuni soldati rientrarono su un camion e consegnarono al Podestà l’ordine di evacuazione immediata: dopo solo due ore il paese sarebbe stato fatto saltare in aria. La direzione indicata era Sulmona e chi non fosse risultato abile ad allontanarsi a piedi, sarebbe stato trasportato con i camion dagli stessi tedeschi. Gli abitanti, fra il terrore e lo sgomento, provarono a salvare qualche provvista, degli abiti materassi e quanto potesse servire per il prossimo futuro che sembrava quanto mai incerto. Si allontanarono successivamente verso i casolari di campagna delle frazioni circostanti da dove, per due giorni consecutivi, il 4 e il 5 dicembre 1943, videro il proprio paese saltare in aria.

Chi invece si attardò per salvare il bestiame o per attaccamento alla propria casa, morì sotto il crollo della stessa, colpito dai detriti o da schegge di mine. Questa triste sorte capitò alla madre di Domenico Troilo, futuro vice comandante della Brigata Majella, che fu ritrovata dal figlio sotto le macerie della casa paterna. Il dolore e la rabbia degli abitanti di Gessopalena per le morti, le distruzioni e i torti subiti fece nascere un sentimento di vendetta e un desiderio di giustizia che porterà alla costituzione di un gruppo di volontari armati di Gessopalena, capitanati proprio da Domenico Troilo, che compirà alcune azioni di guerriglia al fianco degli Alleati per poi essere inquadrato nelle le del più ampio gruppo della Brigata Majella.

La sera del 5 dicembre arrivò da Casoli un consistente numero di soldati alleati che si installò nella frazione Mandre di Sarre e che da lì raggiunse il centro abitato il 6 dicembre, scontrandosi con un gruppo di soldati tedeschi che tornava a Gessopalena per completare la distruzione del paese. La battaglia provocò due morti nelle la tedesche e l’abbandono definitivo del paese.

Gli inglesi si stabilirono a Gessopalena e lentamente si tentò di tornare alla vita normale, nonostante la distruzione degli edifici, la scarsità di cibo e le precarie condizioni sanitarie. I tedeschi però non avevano allentato la presa: dalla vicina Torricella Peligna continuavano i cannoneggiamenti verso il paese, provocando distruzione e panico.

Fu però il 21 gennaio 1944 che la violenza degli occupanti esplose drammaticamente. Nelle contrade di Gessopalena si erano trasferiti alcuni sfollati di Torricella Peligna e avevano trovato ospitalità in alcuni casolari. In quelle zone erano relativamente al sicuro dalle violenze dei tedeschi anche se stipati nelle case, patendo freddo e fame.

In alcune frazioni però continuavano le requisizioni degli animali sfuggiti alle razzie delle settimane precedenti e anche le uccisioni di chi vi si opponeva. Di fronte all’ennesimo sopruso alcuni torricellani reagirono, uccidendo due militari tedeschi. La reazione fu estremamente violenta.

La mattina del 21 gennaio alcuni sfollati di Torricella Peligna che si erano rifugiati nella frazione Santa Giusta (di fronte a Sant’Agata) stavano tornando verso le loro case in paese per recuperare del cibo. Furono fermati da un gruppo di militari tedeschi che presto si organizzarono per fucilarli. Si salvò solo un giovane, Giuseppe D’Amico, che riuscì a scappare buttandosi fra la vegetazione, mentre altre 4 persone della sua famiglia furono uccise sul posto. Poco distante si trovavano alcune masserie abitate dalle molte famiglie sfollate da Torricella che trovarono riparo nella frazione di Sant’Agata che è molto vicina a Torricella Peligna, pur ricadendo nel territorio di Gessopalena.

All’alba del 21 Gennaio 1944 le truppe tedesche arrivarono e svegliarono bruscamente tutte le persone che abitavano in quella zona, obbligandole sotto la minaccia delle armi a radunarsi in una sola casa. Chi si oppose, fu ucciso sul posto. Una volta radunati tutti, chiusero le porte dell’edificio e lanciarono una trentina di bombe a mano all’interno. Ciò provocò morti, feriti e una voragine nel pavimento attraverso cui molte persone erano scivolate finendo nel sottostante granaio. I tedeschi rientrano nel casolare, verificando se fossero tutti morti e portarono della paglia e del liquido infiammabile per appiccare un rogo al casolare.

Nicoletta di Luzio, il fratello Leonardo e il fratellino Antonio erano però miracolosamente salvi e cercarono di nascondersi fingendosi morti, ma l’incendio si stava propagando rapidamente e provarono a fuggire. Leonardo Di Luzio fu ucciso sulla porta del casolare, Nicoletta fu ferita e il fratellino più piccolo si riparò in una mangiatoia. I tedeschi credendo allora che davvero tutti fossero morti, si allontanarono.

Solo quando furono sicuri di essere fuori pericolo, la sedicenne Nicoletta e il piccolo Antonio fuggirono da quel casolare e riuscirono a chiedere aiuto. Furono trasportati a Gessopalena dove vennero medicati e poi all’ospedale di Vasto dove diedero testimonianza dell’accaduto.

I morti accertati dell’eccidio di Sant’Agata furono 42 e rimasero esposti alle intemperie per alcuni giorni, nonché non fu costituito un gruppo di volontari per dare sepoltura ai corpi. Il numero delle vittime è maggiore ma per molti non fu possibile una identificazione

 

  • Monumento della Resistenza
  • Il borgo antico di Gessopalena è oggi il luogo dove si conserva vivida la memoria della distruzione. Alla sommità dell’antico abitato si trova un’area sistemata a teatro, la scena è il monumento alla Resistenza con un’epigrafe di Carlo Bernani.
  • Fondazione Brigata Majella Nel borgo di gesso, nei pressi dell’area monumentale c’è la sede istituzionale della Fondazione Brigata Maiella, nata nel 1999 per perpetuare la memoria del “Gruppo Patrioti della Maiella” www.fondazionebrigatamaiella.it
  • Sant’Agata ‘Luogo di eccidio nazista’

Nella radura, presso i ruderi della masseria dove ebbe luogo la strage, c’è una pietra su un basamento di marmo. Qui sono incisi i nomi dei martiri dell’eccidio avvenuto il 21 gennaio 1944. Ogni anno, in occasione della Festa della Liberazione si percorre un corteo da Torricella Peligna no a Gessopalena: “Sulle orme degli sfollati”.

 

Comune di Gessopalena, Piazza Marino Turchi, 30

Tel. 0872.988112

www.comune.gessopalena.ch.it

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