Torricella Peligna

Medaglia di Bronzo al Valore Militare

Torricella Peligna, come tanti piccoli paesi dell’Abruzzo, viveva l’apprensione della guerra attraverso le sofferenze dei propri soldati impegnati nelle battaglie in mezza Europa e il disagio di sacri ci prolungati imposti per sostenere il dispendioso sforzo bellico italiano.

Dopo la destituzione di Mussolini, si pensava che un nuovo corso avesse inizio e che l’Italia si sarebbe risollevata. I con nati antifascisti che si trovavano a Torricella, una trentina, si allontanarono dal paese senza neppure che fosse data loro l’autorizzazione, liberati dalla messa al bando del regime.

La guerra arrivò in Italia dopo lo sbarco alleato, ma i caccia americani che sorvolavano i cieli abruzzesi destavano solo curiosità e stupore. Il 3 settembre passarono anche su Torricella, scontrandosi con dei velivoli tedeschi, ma non ci furono duelli aerei e nessuna distruzione. Erano diretti a Sulmona, per un bombardamento.

Dopo l’armistizio, in paese passarono anche degli inglesi provenienti dai campi di pri- gionia tedeschi di Chieti e Sulmona, che cercavano di raggiungere gli Alleati che stavano avanzando nel Mezzogiorno.

In molti pensavano che presto la guerra sarebbe finita e tutti gli italiani sarebbero stati liberi, il peggio invece doveva ancora arrivare.

E arrivò improvvisamente il 19 ottobre 1943, in una giornata tranquilla e assolata. Su tre camion viaggiavano le SS, inviate per reclutare quanti più uomini possibili da adibire ai pesanti lavori di fortificazione sugli altipiani dell’aquilano. Diversi dai soldati tedeschi, che si erano visti da ne settembre e che requisivano animali e merci, le SS arrivavano e brutalmente rastrellavano uomini più o meno giovani minacciandoli con i mitra. Chi non riusciva a sfuggire e nascondersi, sarebbe stato prelevato o ucciso.

Quel giorno furono rastrellati circa cento uomini e si ebbe il primo caduto civile, Donato Porreca, che fuggendo fu raggiunto da un colpo di fucile. Molti uomini riuscirono però a fuggire e fra questi era l’avvocato Ettore Troilo, tornato al suo paese natale da Roma, dove esercitava la professione e dove era inviso al regime perché in contatto con i circoli socialisti. Con altri uomini si rifugiò in un casolare in campagna e iniziò a maturare l’idea della necessità di contrastare i tedeschi che stavano devastando le vite delle popolazioni abruzzesi.

I tedeschi occuparono Torricella, arrivando con più uomini e mezzi, installando postazioni per il cannoneggiamento dei paesi vicini e carri armati nelle vie del paese. Requisirono prima gli edifici più nobiliari, poi occuparono altre case. Installarono un presidio che era destinato a durare a lungo e per questo Torricella subirà i bombardamenti dagli Alleati che si erano intanto stabiliti nella vicina Casoli.

Casoli fu liberata il 4 dicembre, lo stesso giorno in cui a Torricella fu dato l’ordine di sfollamento. Quel dicembre i torricellani dovettero andare tutti via, minacciati di essere fucilati se si fossero opposti. Si rifugiarono nei casolari e nelle masserie del circondario e lì stettero lungamente, con poco cibo e con il freddo implacabile di quell’inverno.

Lo stesso 4 dicembre Ettore Troilo deciderà di recarsi al comando alleato, a Casoli, per chiedere che venisse accolto un gruppo di volontari locali affinché potessero affiancare le truppe alleate nella lotta contro il nemico tedesco. Ettore Troilo fu ricevuto dal comando inglese il giorno 5 dicembre. Quello fu il momento in cui fondò la Brigata Majella.

I mesi in cui Torricella Peligna fu occupata dai militari tedeschi furono contraddistinti da vessazioni, violenze e barbare uccisioni. L’episodio più tragico fu l’eccidio di Sant’Agata, compiuto nel territorio di Gessopalena ma di cui furono vittime soprattutto torricellani. Il 21 gennaio morirono 42 persone, per la maggior parte vecchi, donne e bambini. Alla ne della guerra si contarono in totale 103 morti civili. La liberazione finalmente ci fu qualche giorno dopo i tristi fatti di Sant’Agata, il 1° febbraio del ‘44, quando il comando alleato di Casoli diede l’assenso affinché la Brigata Majella tentasse la liberazione di Torricella.

L’azione dei volontari majellini ebbe esito positivo e furono presto raggiunti dalle truppe inglesi. Il centro abitato fu trovato in condizioni disastrose, con le case rase al suolo e le strade impraticabili. Gli abitanti non riuscirono a rientra- re subito in paese, anche a causa del pericolo del fuoco tedesco che ancora si abbatteva sulla zona, proveniente dai paesi limitrofi dove ancora avevano dei presidi. A primavera inoltrata, con lo spostamento del fronte verso nord anche le truppe tedesche lasciarono l’Abruzzo.

Il 10 giugno a Torricella suonarono a lungo le campane: la guerra, in questo paese, era finita.

  • Piazza Ettore Troilo

Due sono le lipidi affisse nella piazza dedicata al Comandante della Brigata Maiella. Una in ricordo del luogo in cui il 19 ottobre del 1943 Ettore Troilo sfuggiva alla retata delle SS, l’altra in cui sono commemorati i 7 patrioti di Torricella Peligna che morirono per difendere i valori di libertà e democrazia propugnati dalla Brigata Maiella.

  • Torre ai Caduti

Nel punto più alto di Torricella Peligna, conosciuto come ‘la piazzetta’, si trova la torre ai civili caduti della II Guerra Mondiale, inaugurata nel 1961.

Comune di Torricella Peligna, Viale R. Paolucci, 3

Tel. 0872.969412

www.comune.torricellapeligna.ch.it

 

 

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